Non-Dualità con Jac O’Keeffe

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Traduzione in italiano dell’intervista integrale di D.D. Cristina Napoletano alla maestra spirituale Jac O’Keeffe. Contenuto video in inglese: link in fondo alla pagina.  

D.D.: Come spiegare cos’è la Non-Dualità?

Jac: Abbiamo la possibilità di capire le cose tramite l’esperienza o tramite l’intelletto e l’esperienza è sempre qualcosa di più profondo. Perciò, quando ci limitiamo a spiegare la Non-Dualità attraverso l’intelletto, le persone potrebbero afferrarne il significato concettualmente oppure no. Ma se diciamo loro: “Sapevi come funzionava il mondo quando eri bambino? Sapevi che gli adulti erano un po’ fuori di testa? Che la vita in realtà era molto più semplice, ma gli adulti erano solo un po’ matti? E sapevi di essere qualcosa di più di quel piccolo bimbo?”

Chiunque io abbia incontrato conservava un ricordo che diceva: “Sì, c’è qualcosa che ho perso da qualche parte”.

Alcune persone ricordano quando se n’è andato. Conosco una donna che, all’età di 6 anni, durante un litigio dei suoi genitori, corse in giardino, sul retro della casa e sentendo qualcosa che la stava abbandonando, disse “Ah, me lo scorderò, me lo scorderò!” E se ne dimenticò. Per 20 anni. Se ne scordò. Ma nel lavorare su se stessa con la non-dualità, giunse a dire: “Ricordo il momento in cui ho dimenticato, ricordo l’esatto momento! E ora so cosa ho dimenticato!”

Non sapeva cosa avesse dimenticato, perché qualcosa se n’era andato. Un po’ come: “Cos’era successo? Qual era quel ricordo?” Non riusciva a ricordarselo. Ma con il lavoro non-duale, iniziò a connettere la sua comprensione della non-dualità con l’esperienza avuta da bambina.

Ognuno ha un sapere interiore. Se possiamo spiegare come sentire quel sapere, come percepire quello che va oltre, quello che non ha parole… Per far sì che le persone diventino più consapevoli di quel punto al loro interno e invitarle a rimanere lì e a concentrarvi l’attenzione, a fidarsene, a non aspettarsi null’altro che rimanere lì.

Quando riusciamo farlo, allora le persone fanno un’esperienza e questo è più importante di ogni spiegazione intellettuale. C’è così tanta gente che frequenta i satsang. “Faccio questo (tipo di) lavoro da 25 anni”, “Faccio questo lavoro da 35 anni” …però lo fanno con l’intelletto. Con l’intelletto. Il risveglio è accaduto da qui in su (dalla testa in su). Non serve a niente, non serve a niente. Sono solo informazioni. Altro materiale per la mente. È il sentire che conta.

D.D. Cris Napoletano: “Quindi non è possibile spiegare?”

Jac: È possibile, ma è una perdita di tempo. È una perdita di tempo. Si tratta di permettere alle persone di trovare un modo, di invitarle a trovare un modo per accedervi in loro stesse. Non è qualcosa di esterno da ottenere, capisci? È dentro, quindi, sì, quando dici che sono un tuo riflesso, uno specchio di ciò che sei, è la verità. Per qualche motivo crediamo che gli insegnanti che tengono satsang siano uno specchio, ma qualsiasi cosa, il tuo cane è uno specchio, il tuo pranzo è uno specchio, ogni cosa è il riflesso di ciò che sei.

Ogni cosa è te in un’altra forma. Ogni cosa è un riflesso. Ma in un satsang le nostre menti sono aperte all’idea che l’insegnante sia il riflesso di chi siamo.

Quando abbiamo una tale apertura, allora l’accesso è possibile. Ma è ovunque, non dipende affatto dagli insegnanti, è ovunque e in ogni momento ma non sappiamo come cercare.

 

D.D. Cris Napoletano: – C’è una risposta a “come cercare il proprio vero sé?”

Jac: C’è una risposta a “come cercare il proprio vero sé?”

Ci sono molte risposte. E ci sono metodi diversi che funzionano per persone diverse. Perché è inconoscibile, intoccabile, puro. Immobile. La prima cosa da imparare è come rilassarsi, rilassarsi veramente. Quando siamo stressati, incastrati nelle nostre storie, bloccati nella mente, è lontanissimo. Non possiamo accedervi. Quando credi al 100% di ciò che ti dice la mente, non c’è possibilità di accesso, non c’è. Occorre essere rilassati, una certa dose di distensione, ed è per questo che la mindfulness è utile, si tratta in pratica di imparare a calmare la mente. Per staccare la spina dal dispositivo che crea le storie.

Questo è il primo passo essenziale. E quando siamo rilassati c’è la disponibilità a lasciar cadere, lasciar andare. Ci sono trucchetti che funzionano. Uno è quello di confondere la mente. Quindi, dov’eri 250 anni fa? Dov’eri? Cosa sentivi 300 anni fai? … E la mente reagisce con un “Oh”! C’è il vuoto. Semplicemente… ed è “Sì!”

Quando nella tua mente c’è un momento di “assenza di risposte”, ciò che rimane è quello che stai cercando. Quel nulla è ciò che stai cercando. Per alcuni, questo succede al mattino, quando si svegliano. Il corpo si sveglia e non accade nulla. Nessuna storia. Nessun: “Ah, è venerdì mattina, devo portare i bimbi a scuola, devo portar fuori il cane, devo fare una telefonata”, prima di farti tutti i tuoi film, ti svegli. Ecco. Quello è ciò che cerchi. Prima del “Oh!”. Quello è il momento. Prima dell’inizio della storia di oggi.

Quello spazio: è quello, ciò che stiamo cercando. Ma la mente dirà: “Non può essere così semplice!”. Invece lo è, lo è. Ma la tua mente farà solo in modo che sia difficile.

Si tratta di quella vacuità di quando non accade nulla e se la tua percezione viene da lì, vedi il mondo in maniera molto, molto diversa.

Ma, sai, ciò che informa la tua immagine del mondo dipende dai condizionamenti e dalle credenze, ed è parecchio inesatta. Il mondo è molto diverso da come la nostra mente vuole vederlo. La mente è una macchina molto sofisticata, per far funzionare la separazione, per validare il senso dell’ “io”, per farmi credere di essere un individuo con una vita personale. Ha tutte queste convinzioni da mettere in atto e deve modificare il modo in cui vedi il mondo, per darti l’opportunità di fare esperienza. Perciò, quando la mente non è attiva, o quando la percezione arriva da quella vacuità, senza tutte quelle storie mentali che oscurano il nostro modo di vedere il mondo – quando viene da lì – la vita è molto diversa.

Nulla accade davvero, non c’è molto che ha significato, e ogni cosa è del tutto a posto. Ritorna la semplicità. La semplicità che forse quasi tutti avevamo da bambini. E la vita diventa leggera. Perché è solo un’opportunità di creare e divertirsi. La pesantezza della responsabilità e delle conseguenze, che viene dalla mente, è qualcosa che apprendiamo e in questo lavoro cerchiamo di disimpararla, di togliere tutti quegli strati, in modo da poter osservare nuovamente da quel luogo “senza storie”, di visione pura.

Ma quando arriviamo dalla pura percezione, non c’è nulla che sostenga l’immagine di sé, non c’è nulla che cerchi approvazione, accettazione, nessuna di queste cose è attiva. Quindi non c’è nulla da ottenere, non c’è nessun gioco in atto. Farà piazza pulita di tutto ciò che vorrà eliminare.

Non significa che diventerai noncurante o spericolato, potresti… ma non c’è alcun programma prestabilito e, in qualche modo, la vita continua ad accadere. E la si percepisce come molto più semplice, molto più calma… Non accade nulla a meno che la tua mente vada nella percezione soggetto-oggetto e inventi una storia. E lo facciamo, perché fa parte del modo in cui funzioniamo. Ma in realtà? Non accade nulla, davvero. Proprio nulla.

Molto spesso devo mettere in moto il mio cervello, per accendere in qualche modo la percezione soggetto-oggetto, in modo da poter creare una storia che mi aiuti a funzionare nel mondo, hai presente? Non è una cosa che mi viene naturale, perché in pratica non accade nulla. Mio marito chiede “Com’è andata la tua giornata?” e io “Pfff!” Non c’è nessuna storia. Per cui, a volte ridò un’occhiata ai miei appuntamenti, oh, ok, ho fatto questo, questo e questo. Capisci? E poi posso creare una storia, ma devo attivare una parte del mio cervello che normalmente non è attiva, per creare una storia. Perché la verità è che non accade nulla. E se ci può andar bene quell’idea… puoi lasciar perdere tutte quelle cose che ti danno quel senso di ebbrezza, quell’eccitazione, abbandonare qualsiasi dipendenza dal condurre una vita separata? Perché in essa c’è più sofferenza che gioia, questo è sicuro. Puoi lasciar andare tutto quanto? In modo che, quando ti serve coinvolgere quella parte del cervello che attua la percezione soggetto-oggetto, è a tua disposizione. È disponibile e puoi funzionare nel mondo. Ma creare una storia è la tua condizione normale? No! C’è solo pace e la vita accade.

Sì, è proprio così, è proprio così, è semplice. Ma, sai, utilizzare il cervello per creare continuamente soggetto e oggetto e storie di separazione, è qualcosa di molto complesso!. È molto complesso e quando farlo inizia a stancarti è un bel punto di maturazione. È un po’ come dire “Non ce la faccio più!” Ci stufiamo, diventa roba vecchia. E allora “Sì!” Sono felice quando qualcuno mi dice di essere stufo, benissimo! Perché rimanere nel “regno delle storie” richiede lavoro extra. Non è una cosa che ci viene naturale.

D.D. Cris Napoletano: Che cosa ci fa perdere nella “storia”?

Jac: Per ognuno è un po’ diverso. Ognuno ha un personale cocktail con ingredienti diversi che creano una storia a cui crede. Ci crederà automaticamente. Per alcuni, sì… per le donne, solitamente si tratta di emozioni. E se vuoi qualcosa, c’è già il primo importante ingrediente del cocktail. Se vuoi qualcosa. Da tua madre, da un compagno, da un amico, dal tuo lavoro, se vuoi qualcosa… Okay! Siamo pronti, l’alcol ora è nel bicchiere. Abbiamo iniziato, abbiamo la base per il cocktail. Capisci? Se puoi non voler nulla, da nessuno. Perché ad ogni modo non ti serve a niente. Queste cose che immagini di volere, approvazione, accettazione, ammirazione, a cosa servono? Durano un attimo e poi le vuoi ancora il giorno seguente, e quello successivo. È pazzesco, no? Non volerle più!

Quindi, iniziare a notare quando quel desiderio, quando il volere qualcosa entra nella comunicazione con gli altri esseri umani. Quando vuoi qualcosa: Ah! È già troppo tardi! Sono già… la mia mente ora spinge, spinge, spinge attraverso una falsa percezione di quello che il mondo in realtà ora sta facendo.

Smetti di volere. È come dire: “Ah, ti vedo, ti vedo mente, ti vedo. Vuoi qualcosa.” E poi fermala, fermala. Le dici: “No, non voglio nulla adesso. Non cercherò affatto di controllare la situazione e lascerò che vada come vuole andare, non voglio assolutamente nulla! E non m’importa se finisce in un casino. Me ne frego”.

Mantieni questo tipo di libertà da quello che desideri, perché in realtà non lo vuoi, non lo vuoi! Perché mai desideri qualcosa? Cosa pensi di poter ottenere?

 

D.D. Cris Napoletano: Come puoi prendere decisioni nella vita se non desideri nulla?

Jac: Prova e vedrai! Prova e vedrai. La vita accade senza desiderio. È straordinario. La mente ti dirà: “Sarai mezzo morto. Te ne starai lì nel supermercato davanti a 20 tipi di formaggio diversi. Quale sceglierò?” Il tuo corpo sceglierà! Il tuo corpo saprà quello che vuole. Il desiderio saprà cosa ha un buon sapore, ma il tuo corpo saprà cosa vuole.

E poi ci sono anche le abitudini. Ma quella è un’altra cosa da dissolvere nel cammino. Togliere le abitudini, capisci? La direzione, in cui va il movimento non-duale – che in effetti è una stazione lungo un percorso – la direzione verso cui sta andando quel movimento è un luogo in cui non ci sono abitudini, in cui non ci sono momenti di cecità in cui la nostra mente è al comando.

Quindi con la non-dualità, okay, nessun desiderio. Ma dopo la non-dualità, con il nostro affinarci e diventare più onesti con noi stessi, ponendoci domande tipo: Cosa sta facendo la mia mente, ora? Quali vecchie abitudini sta facendo funzionare? So che non è reale, ma sta ancora facendo funzionare un’abitudine come se fosse importante, per me, l’essere approvato, oppure…

Quando queste abitudini vengono abbandonate, qualcosa fluisce nella forma fisica, in maniera naturale, meravigliosamente, e compie le cose in modo perfetto. Ci procura ogni esperienza di cui abbiamo bisogno. Né più né meno. Introdurrà qualcosa di organico e poi si toglierà di mezzo. Il fatto è che la pura coscienza, ciò che muove ogni cosa, muove comunque tutti noi, tutto il tempo. Ma noi pensiamo di poter fare meglio, con le nostre abitudini e i nostri desideri. Di poter fare meglio che lasciarla agire, che è un po’ buffo, no? Il fatto di pensare di poter far meglio di ciò che si muove attraverso noi in maniera organica. Puoi chiamarlo Dio, o energia universale, o forza vitale… non importa come lo chiami. È il ruolo che la pura consapevolezza, o pura coscienza gioca attraverso il corpo quando ogni cosa si è … tolta di mezzo. Vedi? Ci vuole una grande volontà di resa, ci vuole molto coraggio, ma ne vale assolutamente la pena. La vita diventa facile, capisci? Non c’è nulla da ottenere, nulla da perdere. Gran parte di quella storia è solo vuota.

D.D. Cris Napoletano: Com’è la vita di tutti i giorni dopo il risveglio?

Jac: La vita è molto normale, molto semplice.

Per qualche anno è stata un po’ folle, mentre il tutto era in fase di stabilizzazione. Ma ora c’è una continua vigilanza per essere più onesta che posso nell’osservare la mia mente, e vedere se cerca ancora di fare scherzi. C’è una costante abitudine, che mi preme conservare. Per essere sicura di non illudermi, né di star sviluppando nuovi espedienti, nuovi subdoli trucchetti della mente. Per conservare l’integrità, per essere onesta.

A parte questo, ogni cosa è un flusso libero, davvero. Mi piace imparare cose, imparare come… coltivare le verdure, come… mi piace imparare, sai? Ma la vita è semplice, è più semplice. Ci sono molte cose… in cui non sono interessata.

Sono felice di non socializzare gran che… è una di quelle cose che se ne vanno, hai presente? Di tanto in tanto arriva un “Oh, c’è un… dobbiamo uscire questa sera, c’è qualcosa… dobbiamo uscire!” Sai, e allora: “Ok, usciamo!”

Sai, di solito capita così. C’è un: “Dobbiamo fare questa cosa” sai? Mio marito risponde “Sì, sì, lo pensavo anch’io”. Sta cominciando a sintonizzarsi, sai, il che aiuta. E se non è così, allora me ne esco da sola, ci sarà un “Ok, ho bisogno di fare questa cosa, per cui…” questo è il movimento, quindi lo onorerò. Onoro sempre il movimento. Così, la vita è ordinaria, e semplice, e tranquilla. È proprio tranquilla.

D.D. Cris Napoletano: Per cui tu usi la mente, voglio dire, quando dici “Non ascolto la mente”, però la usi.

Jac: Sì! È uno strumento necessario. Per sapere come preparare il pranzo, come guidare un’auto, come comunicare. Certo! … Cosa indossare, a seconda del tempo. Utilizzo la mente in continuazione per queste cose. Ma creare storie a cui penso nella mia testa, quello non accade. Non penso alle cose. Molto spesso c’è il vuoto. Non c’è nulla che succede, proprio nulla, perché… perché non succede nulla! Hai presente?

È la mente pensante, è quella a perdere potere. E anche se fosse attiva, non so come potresti mai crederle. Trovo strano il fatto che la gente creda alla propria mente, e so di averlo fatto anch’io, certo! So di averlo fatto per molto tempo. Ma pare che io ne abbia perso la capacità. Non so come ci si sentirebbe a credere alla mente, non riesco a ricordare come ci si sente, capisci? Dice sempre stronzate. È tutto ciò che ha da dire, quindi… perché mai crederle? Sono solo storie.

D.D. Cris Napoletano: La scienza, (la fisica in particolare) ci dice che con i nostri sensi possiamo percepire solo il 4% circa dell’esistente. Con il risveglio forse si riesce a percepire la totalità della realtà esistente?

Jac: Viviamo in un tempo in cui ci fidiamo della scienza. La mia personale opinione è che la scienza stia cercando di tenere il passo con quello che nel regno spirituale si conosce da migliaia di anni. Quindi, la percezione, sì, la percezione che calcolano è il 4%. Quel meccanismo percettivo, se è basato sulla percezione soggetto-oggetto. Perché sì, ci sono tante, tantissime cose che non vediamo. Ma magari aumentare quel tipo di percezione potrebbe creare soltanto maggior dualità.

Ciò che la scienza ancora non ha riconosciuto è che la consapevolezza non riguarda il mio essere consapevole o inconsapevole. La consapevolezza è una cosa in sé. Con cui il nostro cervello si sintonizza e si desintonizza. Quindi, quando sai qualcosa, come persona, conosci… un fatto. Ok, la tua percezione ha riconosciuto qualcosa e la tua mente è impegnata con questo qualcosa. Ma il sapere che hai come pura consapevolezza, di quello la tua mente non sa nulla. E quel sapere, della pura consapevolezza, è ciò di cui parliamo nella spiritualità.

La scienza non riconosce neppure che la consapevolezza è qualcosa in sé. Capisci? Ha così tanta strada da fare. Quindi, quando parla di percezione, in pratica sta considerando solo l’area di cui ci crede innanzi tutto consapevoli, sta solo osservando il cervello percepire qualcosa. E sì, certo che vediamo solo il 4%, perché altrimenti ci sarebbero fin troppe informazioni! Non ne abbiamo bisogno. Non ci servono proprio. Ci bastano solo quelle che servono al buon funzionamento della nostra specie.

Invece, sapere che c’è una coscienza con cui possiamo sintonizzarci o meno, con cui ogni cosa è sintonizzata, ogni cosa… e di cui possiamo parlare, e di cui… possiamo negare l’esistenza, come fanno molti scienziati, ma fin quando la scienza non riconosce che la coscienza stessa è indipendente dalla nostra percezione di essa, e che è l’essenza di tutto ciò che si può manifestare… quando la scienza riconoscerà questo, ah, accipicchia! Sarà un gran giorno! Ma non credo succederà nell’arco della mia vita. Sarà davvero un gran giorno!

Perché allora, perché allora potrà accadere l’esplorazione di cosa è la coscienza. L’esplorazione della pura coscienza, e potremo scoprire quale parte del cervello percepisce il mondo tramite sovrapposizione di significato e percezione soggetto-oggetto, e dove accade la pura percezione per mezzo della pura coscienza.

In che modo il nostro cervello la capta e dove le sovrappone un soggetto di percezione.

Quindi, quando parlano del 4%… 4% di cosa? Della percezione dualistica? Non guardano neppure a quello di cui stiamo davvero parlando. Perciò, se volessimo procedere in direzione della scienza, e facessimo espandere il 4% al 100%, sarebbero davvero troppe informazioni. Troppe informazioni! Capisci? E molte persone che hanno un sesto senso o strumenti in grado di percepire altro, immancabilmente arrivano al punto di affermare che “sono troppe informazioni!”. Sono decisamente troppe informazioni. Quando vedi l’aura attorno ad ogni persona, e vedi la sua vita passata e futura, e vedi chi morirà di quale malattia, e vedi… che so, informazioni su un albero, e quale albero appartiene a cosa, come sono connessi tra loro, tutte queste informazione sul mondo fenomenico, è troppo, viene da dire: “Spegnete tutto, per favore!” Spegnetelo, non ci serve a niente. E può essere divertente per un po’ ma poi diventa un eccesso di informazioni. Non ci serve per funzionare. Forse è una distrazione e per un po’ è divertente avere una maggiore percezione fenomenica, ma non conduce alla felicità. Non porta alla verità. È una cosa mondana.

Vorrei che la scienza incominciasse a cercare di capire cos’è la pura coscienza. E se siamo più come una radio che si sintonizza nella frequenza della pura coscienza oppure no. Perché è tutto ciò che siamo, davvero. E quando abbassiamo la stazione radio della mente pensante, quello che rimane è la stazione della pura coscienza.

Sì, è quello che sta succedendo, un enorme cambiamento. Nell’evoluzione, si procede piano piano e di tanto in tanto c’è un gran salto, sai? E siamo nel bel mezzo di un grande salto.

D.D. Cris Napoletano: Dopo il risveglio è difficile vivere con persone non risvegliate? Cosa ne pensi?

Jac: È difficile finché non lo è più. È molto utile vivere tra persone che non sono risvegliate, quando tu lo sei o quando stai cercando di essere il più risvegliato possibile. Perché questo è il cambiamento che deve diventare normale. Dobbiamo imparare a farlo. Stiamo solo iniziando a parlarne. Ci servono libri e laboratori, per insegnarcelo. Come si fa questa cosa? Come ce la caviamo in questo modo? Non è facile, non è facile. Non c’è luogo in cui ripulire il nostro campo energetico, non ne parliamo neanche, ancora, dell’importanza dell’igiene del nostro campo energetico. Lo facciamo con il corpo, con i denti, ci prendiamo cura della dieta, ma il campo energetico, niente. Il sistema dei chakra, la nostra aura, e raccattiamo robaccia in continuazione. Abbiamo tutto da imparare, tutto da imparare, davvero! E questa, ora, è la generazione in cui stiamo imparando come essere risvegliati nel mondo. Non è mai stato fatto prima. Capisci? Beh, forse ad Atlantide o in qualche altro posto che non era di questo pianeta tridimensionale come lo capiamo ora, hai presente?

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D.D. Cris Napoletano
D.D. Cris Napoletano
Laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli studi di Milano Bicocca, è stata docente di Pedagogia e Orientatrice Scolastica presso Istituti di Istruzione Superiore di Milano e Presidente di Commissione d’Esame nell’ambito della Formazione Professionale per la Provincia di Milano. E’ autrice del film “The Science of Awakening” documentario che parla di chi siamo nell’accezione socratica del conoscere se stessi attraverso la voce di uomini e donne di scienza, maestri e maestre spirituali. E' autrice del Quaderno di Pedagogia Quantistica "La Scienza del Risveglio" pubblicato da Salvemini. E’ Omega Health Coach certificata dai medici Roy e Joy Martina. Ha studiato Radioestesia con Olga Samarina e Alessandra Previdi, acque vibrazionali e altre tecniche di riequilibrio energetico tra cui Reflessologia con la F.I.R.P. e studi del metodo di riflessologia facciale vietnamita Dien Chan, la Terapia Verbale della Dott.ssa Mereu e la Psicomagia di Jodorowsky. Fonda nel 2019 il giornale online di Pedagogia Quantistica "Pedagogia Quantistica Magazine" coniando per prima in Italia il termine Pedagogia Quantistica per diffondere il paradigma scientifico che “Educa a se stessi” ovvero aiuta a riconoscere la propria natura umana e divina allo stesso tempo e per orientarsi ed allinearsi ad essa nella corso della vita quotidiana. Propone un percorso formativo interdisciplinare che chiama in causa le Neuroscienze, la PNEI, le Scienze Matematiche Fisiche e Naturali in particolare la Fisica Quantistica e l’Astrofisica.

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